Day 20 : litter from the sea

Day 20, 05/08/2018, Sassenelva (78°20’N/16°50’E)

Alcuni di noi sono rimasti a Longyearbyen mentre altri, me compresa, siamo andati in fondo all’Isfjorden a raccogliere dei campioni del fiume Sassenelva per l’Università delle Svalbard.

Questo luogo non è turistico, eppure era pieno di plastica. Pieno. Sono rimasta basita dalla quantità di schifezze che l’essere umano getti nel mare, come se così facendo la spazzatura scomparisce senza lasciar tracce. Bisogna fare qualcosa perché il problema dei rifiuti è un problema serio, e non scomparisce solo perché spesso è lontano dagli occhi. Non si può ad esempio continuare a usare plastica senza pensare a dove va poi a finire. Perché questa plastica, paradossalmente, va a finire proprio dove l’essere umano non vive.

Il nostro team è nell’Artico per i cambiamenti climatici ma anche per farvi vedere cosa succede a livello di inquinamento a queste latitudini, questo è il risultato:

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Some of us stayed in Longyearbyen, while others, me included, went to the bottom of the Isfjorden to pick some samples of the river Sassenelva for the University of Svalbard. The place is not touristic but still, it was littered with plastics. Full of it. I was shocked by the amount of trash that human beings are capable of throwing in the water, as if dumping the trash made it just disappear. We have to act! The fact that we don’t see it, does not make the issue disappear.

The litter is a serious problem; we cannot just keep using plastics without thinking of where it will end up. It paradoxically ends up where the human being doesn’t live.
Our team is in the Arctic to observe the consequences of climate change, but also to shine a light for you on what is truly happening at these latitudes.

The litter is a serious problem; we cannot just keep using plastics without thinking of where it will end up. It paradoxically ends up where the human being doesn’t live.

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Day 19 : ice falling

Day 19, 04/08/2018, Ymerbukta (78°16’N/13°59’E)

Oggi siamo andati di nuovo all’Esmarkbreen, e per finire anche io ho potuto vedere il ghiacciaio dalla terraferma e non solo dal canotto! Il resto del team ci era già andato il secondo giorno della spedizione e, come un ciclo che sichiude, oggi ci siamo ritornati. Abbiamo camminato su quel che una volta era ghiacciaio e ora è solo un ammasso di pietre e fango per vederne i dettagli con i nostri propri occhi e non solo attraverso l’ obiettivo di una macchian fotografica.
Siamo stati a lungo solo ad osservare la immensa parete di ghiaccio che a trattitanto lasciava cadere dei pezzetti dentro alla gelida acqua marina fino a che, mentre stavamo facendo una foto di gruppo, abbiamo sentito un forte rumore, il rumore di un enorme pezzo di ghiaccio che si stava staccando dalla parete.
Abbiamo visto la scena come se fosse al rallentatore, tonnellate di ghiaccio che cadevano solo per effetto della gravità, anni di vita sbriciolati in un paio di secondi. Questo ghiaccio é caduto a causa del normale ciclo dei ghiacciai? O é caduto a causa dei cambiamenti climatici? Non lo sappiamo. Tutto quel che sappiamo è che era impressionante.

Clicca qui per guardare il video del ghiacciaio che si sgretola

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Abbiamo visto la scena come se fosse al rallentatore, tonnellate di ghiaccio che cadevano solo per effetto della gravità, anni di vita sbriciolati in un paio di secondi.

We went to the Esmarkbreen again and eventually I could see the glacier from the ground instead of the dinghy! The rest of the team were there once before, on day 2 and, to close circle, we went back. We walked on what once was ice and now is stones and mud, to see the details of this glacier with our bare eyes and not through the camera.

We spent a lot of time just staring at the activity of the glacier that every once and then let pieces of ice fall into the cold and salty sea water, until, suddenly, just while we were taking a group picture, we heard a huge noise: it was the ice of a big piece of glacier that cracked.

We watched the scene as if it were in slow motion, tons of ice falling because of gravity, years of life all crumbled in a couple of seconds. Was it due to the normal cycle of glaciers? Or was it caused by climate change? We actually don’t know. All we know is that it was impressive.

Click here to watch the video of the glatcier’s ice falling into the sea

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Day 17 and 18 : crumbling marble

Day 17-18, 02-03/08/2018, Ny-Ålesund (78°57’N/11°56’E) – Ny-London (78°58/12°03’E)

Venerdì abbiamo visitato l’isola di Ny-London, di fronte al villaggio di Ny-Ålesund dove abbiamo avuto un giorno di pausa giovedì. Ny-London è una cava di marmo costruita nel 1911 e lasciata appena dopo la Prima Guerra Mondiale. Gli imprenditori che scoprirono quest’isola erano sicuri di aver trovato il miglior marmo del mondo ma dopo averlo esportato nel loro paese d’origine, tutta la durezza del marmo si era trasformata in briciole, letteralmente. Tutt’oggi questo marmo si riesce a sbriciolare con le proprie mani. Il motivo per cui questo succede è che nella roccia è contenuta dell’acqua, in dei pori, che si congela e scongela a dipendenza della temperatura disintegrando il marmo. Portare questo marmo in un paese più caldo lo rende più friabile appunto perché l’acqua contenuta al suo interno si scongela.

A malincuore, dopo aver lasciato l’isola, abbiamo iniziato il nostro viaggio indietro verso Longyearbyen dirigendoci a Ymerbukta (78°16’N/13°59’E) per passare la notte, o il mattino, in un fiordo sicuro.

Tutt’oggi questo marmo si riesce a sbriciolare con le proprie mani. Il motivo per cui questo succede è che nella roccia è contenuta dell’acqua, in dei pori, che si congela e scongela a dipendenza della temperatura disintegrando il marmo.

On Friday, we visited the island of Ny-London, just in front of the small village of Ny-Ålesund, where we had a rest day on Thursday. Ny-London is an abandoned marble mine built in 1911 and abandoned after the World War 1. The people who discovered it were convinced to have found the best marble in the world, however, after exporting it to their homeland, the marble crumbled. Still today it is easy to crumble it in one’s hands. The reason why this marble crumbles this easily, is the water contained in it, which by frosting and defrosting it disintegrates the rock.

We were sad to leave while we started our trip back to Longyearbyen, heading towards Ymerbukta (78°16’N/13°59’E) to spend the night and the morning, in a safe fjord.

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The post office in Ny-Ålesund.

Day 15: a warm glacier

Day 15-16-17, 31/07/2018-01/08/2018, Magdalenenfjord (79°33’N/11°02’E)

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Magdalenenfjord

Il punto più a nord del nostro viaggio è Magdalenenfjord: 79°33’N! Siamo arrivati in serata all’entrata di questo stupendo fiordo, che tutti dicono sia il più bello delle Svalbard. Dopo una lunga dormita ci siamo diretti verso il ghiacciaio Gullybreen a circa un’ora di camminata. Questo ghiacciaio nascosto in un piccolo fiordo accanto a Magdalenenfjord si è ritirato talmente tanto da essere diventato ora tre ghiacciai più piccoli. Il tempo era perfetto: sole che ci riscaldava tanto da farci togliere i pesanti strati di vestiti che avevamo indossato per prevenire ogni scherzo meteorologico. Questo però ci ha fatto riflettere sul fatto che, anche se in agosto, si riesce a stare quasi in maglietta a 79°N!

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I cambiamenti climatici sono molto evidenti a grandi latitudini, la temperatura si innalza del doppio rispetto al resto del mondo qui su: se in Europa la temperatura media annuale è di 3°C più alta, nelle regioni polari sarà di 6°C. Questa differenza di temperatura ha senza dubbio effetti devastanti sugli ecosistemi polari scombussolando tutto l’equilibrio che si era stabilito. Spero che questo post vi faccia porre qualche domanda sul vostro modo di vivere e faccia orientare il vostro stile di vita verso uno stile più ecologico e rispettoso dell’ambiente.

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The northernmost point of our trip is Magdalenenfjord: 79°33’N! We arrived in the evening at the entrance of what is said the most beautiful fjord in Svalbard. After a long sleep, we headed towards the Gullybreen glacier, hiking around for one hour. This glacier, concealed in a small fjord near Magdalenenfjord melted in such a way that it has now formed three smaller ones. The weather was perfect; the sun warmed us to allow us to get rid of some of our clothes layers.  This situation made us reflect on the fact that , even if August, we were wearing T-shirt at 79°N!

 

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Gullybreen glacier.

Climate change is more evident at high latitudes, temperatures at double rate compared to the rest of the world: if in Europe the temperature rises by 3°C, in the polar regions it rises by 6°C. Such difference has devastating effects on the polar ecosystems, because it upsets mother nature’s perfect balance.I hope that this post will make you think about your life style and will push you to reflect on how to be more thoughtful towards a environmental-friendly life.

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Day 14: the climate change impact on animals

Day 14, 30/07/2018, Ny-Ålesund (78°57’N/11°59’E)

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Oggi a Ny-Ålesund, oltre a girare per lo stupendo villaggio pieno di casette colorate, abbiamo incontrato un biologo olandese, Maarten Loonen. Fin dal 1990, il professore di ecologia artica ogni estate viene alle Svalbard per due mesi con lo scopo di studiare la migrazione delle oche facciabianca (barnacle goose in inglese). Abbiamo avuto molta fortuna, infatti stava proprio misurando e censendo le oche che, con il suo team, è riuscito a prendere durante il pomeriggio. Il processo è spiegato in un video che potete vedere sulla mia pagina Instagram, le oche sono rilasciate subito dopo le misurazioni.

Maarten ha raccontato che pian piano ogni anno doveva partire per la Norvegia prima e ora parte due settimane in anticipo rispetto a una volta. I dati che sta raccogliendo da quasi trent’anni servono per trovare un modello di migrazione di queste oche che servirà a trovare un legame con i cambiamenti climatici.

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Le precipitazioni sono aumentate a causa del riscaldamento dell’aria e dell’acqua marina e, cadendo sul suolo, lo fanno congelare. Di conseguenza le renne non trovano più cibo e muoiono lasciando un vero e proprio banchetto per le volpi artiche che si riproducono velocemente nutrendosi delle uova delle oche studiate dal professore, diminuendo così la loro popolazione. Un altro fattore che diminuisce la popolazione di oche facciabianca è la carenza di cibo per gli orsi polari, che si ritrovano costretti a mangiare le uova anche se non è la loro alimentazione ideale. Nonostante tutto questo, la popolazione di oche facciabianca, una volta a rischio di estinzione, è aumentata grazie a diversi provvedimenti attuati dal governo norvegese (dichiararle animali protetti, impedendone la caccia).

Sono rimasta talmente affascinata da questo studio che mi piacerebbe tornare la prossima estate ad aiutare con il censimento!

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Today, in Ny-Ålesund, we walked around the wonderful village full of colourful houses, and met a Dutch biologist, Maarten Loonen. Since 1990, this arctic ecology professor spent two months in Svalbard every summer, to study the migration patterns of barnacle geese. We were lucky enough to meet him on the day he was measuring and counting the geese he and his team caught during that afternoon. The whole process is explained in a video you can view here, after the measurements the geese were set free.

Maarten was explaining that he has had to come to Norway a little sooner every year, and now his trip from the Netherlands starts a good two weeks earlier than when he started a few years ago! The data he has been collecting for almost 30 years is used to find a migration pattern of these geese, which is influenced by climate change events, like rising temperatures or rain-on-snow.

Due to air and sea water temperature rising here in the Artic, rain and snow are now more frequent. They fall on the ground causing it to freeze; as a consequence,  reindeers can’t find food and are made to starve. This will provide food for artic foxes who are then reproducing in high numbers and who eat barnacle geese’s eggs, whose population, as another consequence, is rapidly shrinking.   On top of this, the geese are threaten by polar bear eating their eggs when they can’t find any other food to survive. However, thanks to a law by the Norwegian government that forbids geese hunting, the birds are no longer at risk of extinction and are now declared a protected species.

I have been so fascinated by this study that I’d like to come back here next summer to help Maarten with the geese!

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Day 13: walruses

Day 13, 29/07/2018, Sarstengen (78°43’N/11°26’E)

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Sappiamo che questo gruppo è un gruppo di giovani trichechi poiché le loro zanne sono molto corte e con il tempo si allungano.

Anche oggi, la prima cosa fatta è stata correre sul canotto e andare sulla terraferma alla ricerca di questi enormi ma carini animali. Dopo una lunga camminata, eccoli lì: già sull’attenti pronti a scappare in acqua. Abbiamo camminato molto piano e tutti insieme per evitare di spaventarli troppo e per finire, seduti sulla spiaggia, siamo stati a stretto contatto con loro grazie alla loro curiosità. Le mie aspettative erano puzza e paura e invece mi sono ritrovata davanti 1,5 tonnellate di curiosità moltiplicate per 12 o 13. Sappiamo che questo gruppo è un gruppo di giovani trichechi poiché le loro zanne sono molto corte e con il tempo si allungano. Siamo stati seduti a riprenderli con tutti i tipi di foto- e videocamere per una buona mezz’ora e siamo poi tornati al battello infreddoliti a rivedere tutte gli scatti e le riprese. È stata una bella giornata, è proprio un bel posto questo.

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Even today, the first thing we did was hurrying up on the dinghie to go on land looking for those big but cute animals. After a long walk, there they are: already set to jump into the water and swim away. We walked very slowly and all together to avoid scaring them and eventually, we ended up sat on the beach, very close to them thanks to their curiosity. My expectations were stink and fear, instead I found 1,5 tons of curiosity multiplied by 12 or 13. We know that it is a group of young walruses because their teeth are still short and will grow with time. We sat there photographing and filming them with all of the possible devices for a good half an hour and then got back on the ship feeling cold to re-watch all our footage. It has been a good day, this is really a good spot.

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My expectations were stink and fear, instead I found 1,5 tons of curiosity multiplied by 12 or 13.

7 allegati

Day 12: cleaning up

Day 12, 28/07/2018, Sarstengen (78°43’N/11°26’E)

Ci siamo sentiti liberi, ci siamo sentiti infinito.

La prima cosa che abbiamo fatto sabato è stata uscire dalla barca, dove siamo stati bloccati per 3 giorni tutti assieme. Arrivati sulla spiaggia, sulla penisola piatta di cui vi parlavo, abbiamo corso. Ci siamo sentiti liberi, ci siamo sentiti infinito. Stanchi dalla nostra piccola corsa, abbiamo realizzato che avevamo corso in mezzo a alghe e plastica. Abbiamo subito deciso di raccogliere tutti i rifiuti sulla spiaggia con dei sacchi di http://www.mygreentrip. Dovremo poi mettere tutto quel che abbiamo raccolto in dei specifici sacchi del Sysselmannen (la “polizia”) per aiutarli a tenere d’occhio la quantità di rifiuti trovati alle Svalbard. Siamo andati sulla terraferma anche per cercare dei trichechi ma sfortunatamente non ne abbiamo trovati. I trichechi sono una specie di animali che sta sempre nello stesso posto, ciò vuol dire che se erano qui l’anno scorso, anche quest’anno sarebbero stati qui. Abbiamo pensato che erano fuori a cacciare e deciso quindi di tornare sulla terraferma il giorno dopo.

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The first thing we did on Saturday was going out from the boat, where we’ve been stuck for 3 days all together. Arrived on the beach, on the flat peninsula I told you about, we ran. We felt free, we felt infinite. Tired about our little running session, we realized that we’ve been running between algae and plastics. We suddenly decided to take up all of the dirty and unnatural things that were on the beach with some http://www.mygreentrip bags. We’ll have to put all the trash into specific bags of the Sysselmannen (the “police”) to help them keeping an eye on the amount of trash we find in the Svalbard. We were looking for walruses but unluckily didn’t find them. Walruses are a species that always stays in the same place, meaning that if they were found there last year, they will be found there this year. We thought they were out hunting and decided to come back the next day.

 

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